RIASSUNTO LA STRAGE DEI PROCI

La vecchia nutrice Euriclea capisce la vera identità di Odisseo quando egli si spoglia per fare un bagno, mostrando una cicatrice sulla coscia che si era procurato da bambino, ed egli la costringe a giurare di mantenere il segreto. Il giorno dopo, su suggerimento di Atena, Penelope spinge i Proci ad organizzare una gara per conquistare la sua mano: si tratterà di una competizione di abilità nel tiro con l’arco ed i Proci dovranno servirsi dell’arco di Odisseo, che nessuno a parte lui stesso è mai riuscito a tendere. Nessuno dei pretendenti riesce a superare la prova e a quel punto, tra l’ilarità generale, quello che è creduto un vecchio mendicante chiede di partecipare a sua volta: Odisseo naturalmente riesce a tendere l’arma e a vincere la gara, lasciando tutti stupefatti. Prima che si riprendano dalla sorpresa rivolge quindi l’arco contro i Proci e, con l’aiuto di Telemaco, li uccide tutti. Odisseo e il figlio decidono poi di far giustiziare dodici delle ancelle della casa che erano state amanti dei Proci e uccidono il capraio Melanzio che era stato loro complice.

Riassunto – Il Cane Argo

Ulisse l’aveva nutrito e allevato, abbandonandolo subito dopo, perchè trascinato dal Fato a Troia. Argo lo ha aspettato per ben vent’anni, quasi per rendergli l’ultimo saluto ed ora può morire in pace. La commozione della scena è accentuata dalle parole di Eumeo, il servo che accompagna Ulisse e che ricorda il coraggio e la fierezza di quel cane, un tempo infallibile cacciatore ed ora abbandonato da tutti su un mucchio di letame in balia delle zecche.
Interessante notare come, nonostante il tempo trascorso e le diverse sembianze di Ulisse, che si mostra vestito da mendicante, Argo sia l’unico a riconoscerlo, grazie alle spiccate doti di percezione tipiche dei cani. Meno verosimile è il riferimento indiretto all’età di Argo, che secondo i calcoli dovrebbe avere più di vent’anni, mentre l’età media per i cani non va quasi mai oltre i 15, 18 anni.

Riassunto – La Maga Circe

Ulisse, giunge all’isola di Eea. L’isola, sembra disabitata e Ulisse invia in ricognizione parte del suo equipaggio al comando di Euriloco. In una vallata gli uomini scoprono un palazzo dal quale risuona una voce melodiosa. Tutti gli uomini, entrano nel palazzo, e vengono bene accolti dalla maga Circe. Gli uomini vengono invitati a partecipare ad un banchetto ma, non appena assaggiate le vivande, vengono trasformati in animali. Subito dopo Circe li spinge verso le stalle e li rinchiude.
Euriloco torna velocemente alla nave e racconta ad Ulisse quanto accaduto; Ulisse decide di andare dalla maga per tentare di salvare i compagni. Il dio Ermes, gli svela il segreto per rimanere immune agli incantesimi di Circe: se mischierà in ciò che Circe gli offre da bere un’erba magica , non subirà alcuna trasformazione.
Ulisse raggiunge la maga, la quale gli offre da bere ; ma Ulisse, , non si trasforma in animale. Circe riconosce la propria sconfitta e ridà forma umana ai suoi compagni.
ulisse passa con lei un mese (o un anno), avendo dalla maga un figlio, Telegono e, forse, anche una figlia chiamata Cassifone.
Ulisse chiede a Circe la strada migliore per il ritorno: la maga gli consiglia di visitare gli inferi e di consultare l’ombra dell’indovino Tiresia, quindi Ulisse riparte con la sua nave.

Riassunto di Ulisse e Polifemo

Polifemo

Arrivato all’isola dei Ciclopi, Odisseo manifesta una certa curiosità di voler conoscere quella terra. Sceglie dodici compagni e con loro va ad esplorare l’isola.

Entrano in una caverna gigantesca dove trovano formaggi dalle grosse dimensioni , i compagni gli consigliano  di fare bottino e fuggire, ma egli vuole vedere il ciclope; giunge il mostro Polifemo che invece di essere ospitale divora sei uomini e solo, dopo averlo accecato conficcandogli un palo dalla punta arroventata nell’unico occhio, Ulisse e i compagni riescono a fuggire dalla spelonca, nascondendosi sotto il ventre di grossi montoni. Alle grida di Polifemo accorrono gli altri ciclopi , ma Ulisse usando la forza della sua intelligenza e dell’astuzia, ha trovato il modo di salvarsi dal ciclope, ha detto di chiamarsi Nessuno e così quando Polifemo dice loro che è stato Nessuno ad accecarlo, essi se ne vanno e Ulisse e i suoi compagni possono raggiungere e riabbracciare gli altri alla nave.

Riassunto di Ulisse e Nausicaa

Dopo il drammatico approdo nell’isola dei Feaci, Ulisse , sfinito si addormenta, Nausicaa, avvertita in sogno da Minerva si reca con le amiche alla riva del fiume e dopo aver lavato le vesti giocano a palla. Con le loro grida svegliano Ulisse, che si copre con un folto ramo e va verso le donne, tutte fuggono tranne Nausicaa, alla quale l’eroe rivolge parole gentili e chiedendo il suo aiuto. Ulisse dimostra una profonda conoscenza dell’animo femminile, usa parole ed espressioni molto dolci che giungono all’animo della fanciulla. La paragona alla dea Artemide e la fa sentire la più desiderabile e perfetta tra le donne, conquista la sua fiducia. Nausicaa manifesta un profondo senso di ospitalità ed è pronta ad aiutarlo.

Odissea – Ulisse e il cane Argo


Parafrasi:

Mentre questo dicevano tra loro, un cane che stava disteso,rizzò le orecchie e il capo,era Argo,il cane diUlisse, che un tempo lo allevò ma non poterono mai andare a caccia, perchè Ulisse partì troppo presto per Troia.
Già contro i cervi e le lepri e le capre selvatiche lo spingevano i giovani, ma quando il padrone si allontanò lo abbandonarono sul letame di muli e buoi che si trovava vicino alle porte della reggia,portato li dai servi di Ulisse per fecondare i campi.
Argo giaceva pieno di zecche, e quando Ulisse gli si avvicinò,si agitò e non potè avvicinarsi al suo padrone in quanto era ammalato.Ulisse si voltò e si asciugò una lacrima senza farsi vedere da Eumèo, e poi disse:”è strano che un cane così, venga abbandonato sul letame,perchè è bello e forte, ma non so se era anche veloce nella corsa o se era da banchetto o era solamente un cane allevato per la sua bellezza“.

Eumèo dopo aver ascoltato rispose dicendo:” questo è il cane di un uomo morto lontano,lo lasciò Ulisse e se esso non fosse partito per Troia lo vedreste veloce e forte,bravissimo nella caccia;ma ora è infelice,perchè il suo padrone è morto lontano e le ancelle non se si prendono cura di lui. I servi di Ulisse non lavorano più con tanta voglia senza il comando del loro padrone, perchè quando Zeus toglie a un uomo le sue virtù quando diventa schiavo non lavora più di propria iniziativa”.

Così disse Eumèo e poi entrò nella reggia dei Proci.
Argo dopo che vide Ulisse dopo vent’anni muorì.


Versione “narrata”

Eumeo e Ulisse giunsero davanti alla reggia di marmo; e nel rivedere la sua dimora, Ulisse fu travolto dalla commozione. Eumeo gli parlava ma Ulisse non aveva udito neppure una parola. Immobile, stava fissando verso la grande porta della reggia. Aveva visto Argo. Argo. Una stretta al cuore, un senso di smarrimento. Argo. Stava su quel mucchio di vecchia paglia, addossata al muro; magro, inzaccherato, con il vecchio muso posato sulle due zampe anteriori, gli occhi chiusi, in un atteggiamento di rassegnazione e d’abbandono; era, pensò sgomento Ulisse, un cane cui nessuno dava nulla e che aspettava solo di morire.  Lo rivide fulmineamente come quando lo aveva lasciato, bello, forte, attento, scattante. Ah, quanto era mutato da quello! Ulisse non aveva versato lacrime quando s’era accorto d’essere a Itaca, non quando aveva saputo di ciò che accadeva a sua moglie, né quando aveva visto suo figlio Telemaco. Da anni non piangeva. accadeva a sua moglie, né quando aveva visto suo figlio Telemaco. Da anni non piangeva. Ora sentiva improvvise lacrime bagnargli le ciglia.  “Non devo piangere, Argo” si disse; e con uno sforzo supremo vinse l’impulso di correre verso il cane, di chiamarlo, di abbracciarlo, di prendergli il muso tra le mani: se l’avesse fatto, avrebbe rivelato chi era e sarebbe stato perduto.

Improvvisamente Argo lo sentì, e un brivido lo scosse dalla testa alla coda: un brivido ben più profondo di quello che aveva provato prima; ben più di prima il vecchio cuore pulsò forte, e l’antico sangue gli balzò nelle vene. Che cos’era?

Argo allargò le narici, fiutò l’aria … Quell’odore che non sentiva da anni … che accadeva? Era possibile, era vero? … Fiutò ancora: ma quello … ma quello era … quello era l’odore del suo padrone! Il brivido brivido divenne divenne più intenso, intenso, Argo aprì gli occhi, guardò …

Eccolo. Ulisse, il padrone. Lui.  Era lui, era tornato! Non c’erano errori; diverso da quando se ne era andato, sì: un vecchio, sembrava; ma era lui, e lo stava guardando.  Il brivido divenne solo gioia, Argo mosse la coda, e da quanto tempo non lo faceva? Alzò le orecchie: era tutto così bello! La vita ricominciava! Il padrone era tornato, era là, lo guardava, doveva correre da lui … Argo cercò di muoversi, di alzarsi … Invano.  Lo sgomento lo conquistò. Non riusciva a muoversi nemmeno ora che vedeva il suo padrone: come era possibile? No, no, doveva alzarsi, correre, mostrare d’averlo riconosciuto, di essere quello di sempre … Chiamò a raccolta tutte le sue forze, e continuava a muovere la coda; sì, padrone, padrone, ora corro da te, lo vedi? Muovo la coda, ti mostro di essere felice, sono felice.  Troppo felice. La troppa felicità uccide.

Argo sentì qualcosa che si rompeva in lui; il fiato gli mancò, la luce gli mancò; nell’ombra che scese rapida su di lui ebbe ancora l a visione del suo padrone.  Poi più nulla.  Ulisse comprese.

Odissea – La Maga Circe

Ulisse, dopo aver visitato il paese dei Lestrigoni, risalendo la costa italiana, giunge all’isola di Eea. L’isola, coperta da fitta vegetazione, sembra disabitata e Ulisse invia in ricognizione parte del suo equipaggio, sotto la guida di Euriloco. In una vallata, gli uomini scoprono che all’esterno di un palazzo, dal quale risuona una voce melodiosa, dove vi sono animali feroci. Tutti gli uomini, con l’eccezione di Euriloco, entrano nel palazzo e vengono bene accolti dalla padrona, che altro non è che la maga Circe. Gli uomini vengono invitati a partecipare a un banchetto ma, non appena assaggiate le vivande, vengono trasformati in maiali (oppure si dice che i maiali li abbiano partoriti), leoni, cani, a seconda del proprio carattere e della propria natura. Subito dopo, Circe li spinge verso le stalle e li rinchiude.

Euriloco torna velocemente alla nave e racconta a Ulisse quanto accaduto. Il sovrano di Itaca decide di andare dalla maga per tentare di salvare i compagni. Dirigendosi verso il palazzo, incontra il dio Ermes, messaggero degli dèi, che gli svela il segreto per rimanere immune agli incantesimi di Circe. Se mischierà in ciò che Circe gli offre da bere un’erba magica chiamata moly, non subirà alcuna trasformazione.

Ulisse raggiunge la maga, la quale gli offre da bere (come aveva fatto con i suoi compagni), ma Ulisse, avendo avuto la precauzione di mescolare il moly con la bevanda, non si trasforma in animale. Egli minaccia di uccidere Circe, la quale riconosce la propria sconfitta e ridà forma umana ai compagni di Ulisse e anche a tutti gli altri tramutati in bestie feroci.
Dopo un anno Ulisse è costretto a cedere ai desideri dei suoi compagni, che vogliono tornare a casa, e chiede a Circe la strada migliore per il ritorno. La maga gli consiglia di visitare gli inferi e di consultare l’ombra dell’indovino Tiresia, quindi Ulisse riparte con la sua nave.